Mutui 2018, il mercato delle surroghe ritorna sotto i riflettori Stampa E-mail

righiultima

Roma , 24 aprile 2018. - La metà delle operazioni riguardano il cambio di istituto di credito Tassi fissi, bassi e surroghe in crescita. Il termometro dei mutui nella prima parte del 2018 continua a muoversi in una direzione ben precisa e difficile da prevedere. Il valore del tasso medio sui mutui a 20 e 30 anni rilevato nel mese di marzo dell’anno in corso è pari all’1,92% per il tasso fisso (era 2,11% il mese di febbraio) e allo 0,85% per quello variabile (era 0,89% nel mese di febbraio). Una discesa costante, che non sembra accennare a cambiare il suo corso.

Tradotto in rate da corrispondere, adesso un mutuo a tasso fisso della durata di 20 anni costa 478 euro al mese (Tan 1,40%, Taeg 1,58%), un mutuo a tasso variabile costa invece 439 euro al mese (Tan 0,53% e Taeg 0,65%). La simulazione è stata effettuata su un impiegato di 35 anni milanese che richiede un importo di 100.000 euro a 20 anni per un valore dell’immobile di 200.000 euro. La situazione economica italiana resta critica, basti pensare che dopo un calo della proporzione fra nuovi mutui e surroghe, ora il dato propende decisamente per quest’ultima soluzione. Anche a marzo ancora il 46,9% delle richieste di mutuo hanno come finalità lo spostamento del mutuo in una banca più conveniente, quando la fine del 2017 aveva segnato un calo della stessa finalità e il superamento dei nuovi mutui rispetto alla surroga. La conseguenza diretta di tutto questo è il calo di quelli per l’acquisto della prima casa. Diventa sempre più difficile avere un lavoro stabile e redditizio che porti verso il privilegio di accendere un mutuo. A marzo si registra il 42,5% contro il 44,9% dell’ultimo trimestre dello scorso anno. La buona notizia della conferma del bonus ristrutturazione incoraggia le richieste con finalità ristrutturazione, che arrivano a segnare il 3,3% (erano 3,1% il quarto trimestre 2007). Le erogazioni sono coerenti con il perdurare del fenomeno surroghe e fanno rilevare un 42,1% (erano il 40,8% prima). Dal lato delle concessioni di mutui però, quelli finalizzati all’acquisto della prima casa sono adesso di più rispetto alle stesse surroghe e occupano il 48,1% dell’intero campione rilevato. Altra sorpresa è il ritrovato gradimento per il tasso fisso. Si parla del 78,6% contro il 76,0% dello scorso trimestre: i tassi ai minimi storici fanno propendere per la volontà di fissarli così per sempre, al riparo di future sorprese. Fattore gradito anche alle banche che in questo modo cercano di fidelizzare il cliente per l’intera durata del mutuo, sottraendolo alle sirene della surroga. Altro aspetto fondamentale del mondo dei mutui è la durata. Banale ricordare che più il tempo è breve, migliori saranno le condizioni di applicazione. Risulta particolarmente gradita, per questo, la soluzione a venti anni di durata (ora al 31,3% contro il 28,8% precedente) e guadagnano punti anche i dieci anni, che coprono il 13,3% del totale del campione, contro l’11,3% del quarto trimestre 2017. Lato erogazioni, segnano valori più importanti invece i periodi oltre i 25 anni: sono in totale il 39,1%. In leggero calo il volume dell’importo medio della domanda, è di 126.377 euro contro i 128.581 del quarto trimestre dell’anno scorso, aumenta l’importo medio erogato, 124.993 euro contro i 123.159 euro precedenti. Si domandano e si concedono principalmente somme tra i 50.000 e i 100.000 euro (intorno al 36% dei campioni di domanda e offerta), mentre si finanzia per lo più dal 70 all’80% del valore dell’immobile (36,3%), anche dal lato delle erogazioni (34,9%). Anche la fotografia del richiedente, rispecchia quello che è l’andamento economico del Paese. Infatti quasi la metà della popolazione che cerca di accendere un mutuo è individuata nei territori che spaziano al nord dell’Italia (46,5% dei casi), ha tra i 36 e i 45 anni (44,1%) e un impiego a tempo indeterminato (82,1%), con uno stipendio compreso tra i 1.500 e i 2.000 euro (37,4% del campione). I dati dei soggetti a cui le banche concedono maggiormente prestiti sono abbastanza allineati con la domanda, salvo il tipo di impiego richiesto: ben l’86,4% dei finanziamenti sono erogati a soggetti con un lavoro a tempo indeterminato.

 

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