Gli italiani restano alla finestra. Un milione di famiglie che hanno risparmi e possibilità di investire nel mattone preferiscono tenere i soldi in banca e non li muovono. La paura di un ritorno sempre meno interessanti in termini di rendita blocca i piccoli risparmiatori. A questo si uniscono le enormi tasse ed  una offerta sempre più scadente anche perché la maggior parte dei proprietari ha davvero pochi spiccioli a disposizione per ristrutturare. E tutto si blocca dando vita al “paradosso italiano” considerati i tassi di interesse bancari ai minimi storici.

In Italia, da inizio luglio a metà agosto, sono state concluse operazioni per un controvalore di circa 1,5 miliardi di euro. Nel 2017 e nel 2018 l’intero terzo trimestre ha registrato 1,6 miliardi di volumi. Scenari Immobiliari stima che dal 2010 al 2020 sono stati investiti nel settore non residenziale in Italia circa 64 miliardi di euro, il 42% in Lombardia.

Nel settore residenziale italiano i prezzi fermi spingono le compravendite, che dovrebbero arrivare a quota 670mila nel 2019 (+9,8% rispetto al 2018), per poi salire a 700mila nel 2020, anno in cui si aspetta una lieve ripresa delle quotazioni (circa 1%). Il fatturato del residenziale sarà di circa 96 miliardi di euro a fine 2019, con un incremento del 3,1% sul 2018.

La nota dolente è che comunque il mercato immobiliare italiano non riesce a stare al passo con il ritmo di crescita degli altri Paesi europei. E non lo è stato negli ultimi anni. Il maggior incremento di fatturato immobiliare stimato a fine anno si osserva in Francia (+7,5% nel 2019), a cui seguono la Spagna (6,6%) e la Germania (6,3%). Ma volando oltreoceano gli aumenti diventano a due cifre, con gli Stati Uniti che sperimentano un vero e proprio boom (+14,5%). In termini di aumenti dei prezzi, Scenari Immobiliari stima per il nostro Paese una crescita zero delle quotazioni immobiliari (+1% la previsione al 2020), dato che va confrontato con il +9,1% della Germania, il +4,9% della Spagna e il 3,5% della Francia.

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